.
Annunci online

metapolitica
Idee in libertà, idee di libertà

POLITICA
15 febbraio 2017
Informazione. La falsa guerra contro le fake news.

L’informazione embedded, quella allineata al sistema di potere vigente, ha dichiarato guerra alle fake news. Il timore è che attraverso la campagna contro le false notizie si vogliano colpire quei giornalisti, quegli analisti, quei blogger che indagano la realtà senza affidarsi alle verità preconfezionate dai mass media ufficiali. Il lavoro di approfondimento di questi studiosi indipendenti non può prescindere dall’avanzare ipotesi, dall’elaborare teorie e dal fare supposizioni. Ipotesi, teorie e supposizioni che potranno dirsi fondate o infondate al termine delle necessarie verifiche, ma che l’informazione ufficiale vuole comunque fare passare per false notizie solo perché sono state formulate al di fuori dei suoi canali e non sono in linea con la visione del mondo gradita al potere.

Massimo Virgilio





permalink | inviato da metapolitica il 15/2/2017 alle 13:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
3 febbraio 2017
Postcapitalismo, l'utopia di Paul Mason per sconfiggere il neoliberismo.
Nel corso dei prossimi cinquant'anni nei paesi sviluppati la crescita economica rimarrà debole e le disuguaglianze sociali aumenteranno del 40%. Ai paesi in via di sviluppo non andrà meglio: entro il 2060 la loro espansione economica si sarà esaurita. A questi problemi si aggiungeranno quelli legati ai cambiamenti climatici, all'invecchiamento della popolazione e alla crescita demografica. Insomma, il capitalismo è al tramonto. A fare queste fosche previsioni non sono gli anonimi analisti di una sconosciuta associazione anti capitalista, ma gli stimati economisti dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), alla quale aderiscono molte delle nazioni economicamente e politicamente più importanti del pianeta. Paul Mason parte da questi dati per iniziare la sua analisi delle disfunzioni del sistema capitalistico ("Postcapitalismo", ilSaggiatore, Milano 2016). Un sistema che dal 2008 si sta velocemente deteriorando, determinando a livello globale forti squilibri e pericolose tensioni. Quella che nel 2008 era cominciata come una crisi finanziaria, rappresentata dal fallimento di Lehman Brothers, si è infatti ben presto trasformata in una crisi economica senza precedenti, che ha portato recessione e stagnazione nelle aree del mondo più sviluppate e un notevole rallentamento della crescita nelle altre zone. La disoccupazione di massa è dilagata ovunque, accompagnata dal crollo dei redditi dei lavoratori dipendenti e dal drastico impoverimento di un numero enorme di persone. E così la crisi da finanziaria ed economica che era ha finito per diventare anche e soprattutto crisi sociale. A questo punto per Mason gli scenari futuri possono essere solo due, entrambi negativi. Nel primo scenario l'élite globale al potere nei paesi sviluppati, sostenuta da organizzazioni quali il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la World Bank (WB) e la World Trade Organization (WTO), resiste agli scossoni che mettono a rischio la tenuta del sistema capitalistico scaricando i costi necessari a garantirne la sopravvivenza sulle fasce più deboli della popolazione, lavoratori dipendenti, pensionati e poveri. Così facendo il capitalismo riesce a sopravvivere ancora qualche decennio, ma in forma indebolita e con un'economia in stagnazione. Nel secondo scenario le categorie più svantaggiate si rifiutano di pagare il prezzo dell'austerità, la pace sociale si spezza e salgono al potere formazioni politiche di estrema destra e di estrema sinistra.

A quel punto, ogni stato cerca di riversare i costi della crisi sugli altri. Con la globalizzazione in frantumi, le istituzioni mondiali perdono il potere, e i conflitti che hanno infiammato gli ultimi vent'anni - guerre (...), nazionalismi (...), jihadismo, migrazioni incontrollate e ostilità verso gli immigrati - scatenano un incendio nel cuore del sistema. In questo scenario, viene meno anche il rispetto di facciata del diritto internazionale: tortura, censura, detenzioni arbitrarie e sistemi di sorveglianza di massa diventano strumenti canonici dei governi.

Dunque il fallimento del capitalismo rischia di trasformarsi in un disastro globale. Un disastro che però può essere evitato progettando e realizzando un ordine diverso da quello capitalista, un ordine che sia non solo sostenibile ma anche in grado di recuperare quel dinamismo economico, oggi perduto, che è indispensabile a garantire il benessere, la dignità e la sicurezza delle persone. Mason chiama questo nuovo ordine postcapitalismo e afferma che per poterlo progettare e realizzare occorre innanzitutto cancellare dalla mente della gente gli errati insegnamenti propagandati dagli apologeti del capitalismo. Il teorici del neoliberismo sostengono che non c'è alternativa al capitalismo, che rivoltarsi contro di esso equivale a rivoltarsi contro un ordine naturale e immutabile nel tempo, che la prosperità si può raggiunge solo attraverso il perseguimento dell'interesse egoistico individuale che si esprime nel mercato, che lo Stato deve essere poco invadente, che la speculazione finanziaria fa crescere l'economia, che le disuguaglianze sono inevitabili e necessarie al corretto funzionamento del sistema

e che la condizione naturale del genere umano è quella di un ammasso d' individui spietati in competizione fra loro.

Queste, scrive l’autore, sono menzogne. Il sistema capitalistico, basato sui mercati e sulla proprietà privata, non è altro che il frutto di precise scelte umane. E in quanto tale può essere modificato e abbattuto. Fino ad oggi questo sistema è riuscito a resistere a qualunque attacco, e lo ha fatto grazie alle sue grandi capacità di adattamento ai cambiamenti. Ora però il capitalismo in quanto

sistema adattativo complesso ha raggiunto i limiti della propria capacità di adattamento.

E questi limiti li ha raggiunti a causa dello sviluppo registrato negli ultimi anni dalla tecnologia, in particolare dall'informatica. Sviluppo promosso proprio dal sistema capitalistico, intenzionato a trarre profitto dalla diffusione delle tecnologie informatiche, dal loro inserimento nei processi produttivi e dalla mercificazione delle informazioni (infocapitalismo). Attraverso le leggi sulla proprietà intellettuale il capitalismo si è impossessato delle informazioni; poi utilizzando l’informatica le ha rese fruibili a tutti e accessibili ovunque (software, internet); infine le ha commercializzate (CD, DVD, mp3, streaming, ebook, videogiochi). Ma l’espansione dei sistemi informatici ha ben presto reso vano ogni tentativo di monopolizzare l’informazione. Le tecnologie digitali, consentendo la riproduzione e la diffusione a costi nulli o irrisori delle informazioni, hanno abbattuto una dopo l’altra tutte le barriere (copyright, diritti d'autore, brevetti) erette dal sistema capitalistico per garantirsene la proprietà esclusiva. L’informatica ha dato vita ad un nuovo tipo di economia, l'economia della conoscenza, inconciliabile con il capitalismo perché basata su tecnologie di rete che consentono forme di collaborazione, di produzione e di consumo (peer-to-peer, open source, creative commons) incompatibili con l'economia di mercato. Secondo Mason sarà proprio questa tendenza spontanea delle reti informatiche a disintegrare i mercati, distruggere la proprietà privata e spezzare il legame fra salari, lavoro e profitto che spazzerà via il capitalismo e renderà possibile l'instaurazione del postcapitalismo. Ma come agisce l'acido corrosivo dell'informatica sul sistema capitalistico? In tre modi. Primo. Riducendo la necessità del lavoro, l'informatica rende labile il confine fra lavoro e tempo libero e allenta il rapporto fra lavoro e salario. Secondo. I beni d'informazione erodono la capacità dei mercati di formare correttamente i prezzi, perché i mercati si basano sulla scarsità, mentre nell'era di internet, degli smartphones e dei laptops l'informazione è abbondante e disponibile sempre e ovunque. Terzo. A livello planetario si afferma ogni giorno di più una produzione di tipo collaborativo grazie alla quale beni, servizi e organizzazioni rispondono sempre meno alle regole dei mercati e delle gerarchie manageriali. Questa produzione collaborativa, utilizzando le tecnologie di rete per produrre beni e servizi spesso gratuiti, riproducibili e condivisibili all'infinito, segna la strada che porterà al superamento del sistema di mercato e all'affermazione di un'economia postcapitalista, nella quale i vecchi fattori di produzione - terra, lavoro e capitale - avranno un'importanza marginale rispetto all'informazione. Il sistema dell’infocapitalismo, costituito da monopoli, banche e governi che tentano in tutti i modi di mantenere privata, scarsa e commercializzabile ogni cosa, compresa l'informazione, si scontra con la possibilità di avere in abbondanza beni e informazioni gratuiti. È una

lotta tra rete e gerarchia, tra vecchie forme di società modellate intorno al capitalismo e forme nuove che prefigurano il mondo che verrà.

Le élite al potere avvertono distintamente la minaccia alla loro esistenza che tutto questo comporta e reagiscono scompostamente. Sono convinte che la loro sopravvivenza e quella del sistema capitalistico, basato su alta finanza, salari bassi, finanziarizzazione (nella fase attuale dell'economia capitalista una parte sempre più ampia dei profitti non viene realizzata producendo e vendendo merci e servizi che i lavoratori pagano con i loro salari, ma prestando denaro a questi ultimi), monopoli, proprietà intellettuale e militarismo, passi attraverso l'eliminazione della democrazia. Per questo trattano qualunque forma di dissenso e qualsiasi tipo di contestazione come problemi di ordine pubblico da risolvere con manganelli, taser e lacrimogeni. Tuttavia la violenta reazione delle élite, scrive Mason, non riuscirà ad impedire il crollo del capitalismo sotto la spinta inesorabile dell'informazione, perché

se un'economia di mercato con proprietà intellettuale porta a sottoutilizzare l'informazione, allora un'economia basata sul pieno utilizzo dell'informazione è incompatibile con il mercato o con diritti assoluti di proprietà intellettuale.

Nel libro Paul Mason non manca di porgere un sentito omaggio all'uomo che prima di ogni altro ha previsto la caduta del sistema capitalistico sotto la pressione dell'economia dell'informazione e ha prefigurato il venire meno della possibilità di stabilire i prezzi a seguito della distribuzione collettiva dell'informazione e del suo essere racchiusa nelle macchine (internet of things, internet delle cose). Quell'uomo si chiamava Karl Marx. Le sue intuizioni sono contenute nel Frammento sulle macchine dei Grundrisse, i Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica. Marx immaginava un'economia nella quale le macchine si sarebbero occupate della produzione e le persone si sarebbero occupate di progettare e supervisionare le macchine. In un'economia simile la forza produttiva principale sarebbe stata l'informazione. La capacità produttiva delle macchine, scriveva,

non sta in alcun rapporto con il tempo di lavoro immediato che costa la loro produzione, ma dipende piuttosto dallo stato generale della scienza e dal progresso della tecnologia, o dall'applicazione di questa scienza alla produzione.

La questione più rilevante, quindi, non sarebbe stata più salari contro profitti, ma a chi sarebbe spettato il controllo della potenza del sapere. Al riguardo Marx non aveva dubbi: la natura della conoscenza racchiusa nelle macchine sarebbe dovuta essere sociale. Tutto questo ha portato Marx ad una conclusione che Mason condivide pienamente. Un capitalismo fondato sull'informazione e sulla conoscenza (l’infocapitalismo) non può sostenere un sistema di formazione dei prezzi in base al quale il valore di qualcosa è dato dal valore dei fattori utilizzati per produrlo. Infatti, afferma Mason,

è impossibile valutare adeguatamente i fattori di produzione, quando assumono la forma di sapere sociale. La produzione trainata dalla conoscenza tende alla creazione illimitata di ricchezza, indipendentemente dal lavoro impiegato. Ma il (...) sistema capitalista si basa su un prezzo determinato dal costo dei fattori, e parte dal presupposto che l'offerta dei fattori sia sempre limitata.

Dunque è lo stesso infocapitalismo a dare vita ad una contraddizione talmente forte fra le forze produttive e le relazioni sociali da creare le condizioni materiali del proprio annientamento. Fino ad oggi ad impedire alle reti informatiche di trasformare il capitalismo in una corsa senza fine al ribasso dei costi, dei prezzi e dei profitti hanno provveduto la creazione di nuovi mercati e di nuovi bisogni e l'aumento del tempo di lavoro socialmente necessario (ancora Marx) utilizzato per soddisfare questi bisogni, con il conseguente incremento della quantità di tempo di lavoro contenuta in ogni macchina, prodotto e servizio. Ma questa resistenza del sistema capitalistico al suo inevitabile declino non potrà durare ancora a lungo. Dando vita al progresso tecnologico e alle reti informatiche, infatti, il capitalismo non solo ha creato le condizioni per il suo superamento, ma ha anche aggregato la nuova forza sociale che scaverà la sua fossa. Si tratta degli individui interconnessi, persone che utilizzano quotidianamente le reti informatiche per lavorare e per vivere, che si sentono a loro agio in ogni parte del mondo, che non sono asservite al sistema, non hanno timore di esprimere la loro insoddisfazione nei suoi confronti e s'impegnano con tutte le forze per cambiarlo radicalmente.

Sono un gruppo con interessi variegati, ma che converge sulla necessità di trasformare il postcapitalismo in realtà, di costringere la rivoluzione informatica a creare un nuovo tipo di economia, nella quale la maggior quantità di cose sia prodotta gratuitamente, per un uso collaborativo comune, invertendo la tendenza alla crescita della disuguaglianza.

Fra utopia e realtà, a loro Mason affida il futuro del pianeta e quello dell'intera umanità. E a loro affida il compito di realizzare, una volta crollato il capitalismo, quelli che dovranno essere gli obiettivi primari del progetto postcapitalista: ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica per impedire che l'aumento delle temperature porti a disastri ambientali irrimediabili; stabilizzare il sistema finanziario socializzandolo, così da evitare che possa distruggere l'economia mondiale; garantire benessere ed elevata qualità della vita alla maggior parte delle persone puntando sulle tecnologie ad alto contenuto informativo; utilizzare la tecnologia per promuovere un'economia automatizzata che riduca il lavoro necessario allo stretto indispensabile.

Alla fine, - conclude Mason in forma di profezia - il lavoro diventerà volontario, i prodotti e i servizi pubblici di base saranno gratuiti e la gestione economica diventerà soprattutto una questione di energia e risorse, anziché di capitale e lavoro.

 

Massimo Virgilio

Questa recensione è stata pubblicata sul n. 334 di Diorama Letterario.




permalink | inviato da metapolitica il 3/2/2017 alle 10:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica estera
27 gennaio 2017
Il muro di Trump, i migranti messicani e il narcotraffico.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato la costruzione di un muro lungo il confine fra USA e Messico. Obbiettivo: impedire ai migranti messicani in fuga dalla miseria e dalla violenza della loro terra di trovare rifugio e lavoro in America. America first. In ossequio a questo motto Trump ha poi annunciato che se i messicani si rifiuteranno di pagare i 15 miliardi di dollari necessari alla costruzione del muro, gli Stati Uniti reperiranno la somma imponendo dazi doganali del 20% sulle merci made in Messico importate in USA. Considerata l’enorme quantità di droga che ogni giorno gli americani importano dai narcotrafficanti messicani, a Trump serviranno solo poche settimane per trovare le risorse finanziarie occorrenti alla costruzione del muro.

Massimo Virgilio




permalink | inviato da metapolitica il 27/1/2017 alle 14:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
19 gennaio 2017
Che fine ha fatto la sinistra?

Che fine ha fatto la sinistra? Che fine hanno fatto il suo spirito critico nei confronti del sistema capitalistico, la sua voglia di rovesciare il tavolo, la sua determinazione nel credere che un altro mondo sia possibile? Da diversi anni, ormai, la sinistra ha fatto sua la teoria di una fine della storia che si risolve in un capitalismo senza fine, senza regole e senza confini. Ha accettato l’idea che in un mondo le cui risorse sono  limitate e in via di esaurimento, la crescita illimitata della produzione di beni e servizi sia indispensabile ad assicurare benessere e felicità all’umanità. Si è convinta che per garantire l’efficienza del mercato lo Stato debba essere leggero e astenersi dall’intervenire con norme che ne regolino il funzionamento. Crede che le crescenti disuguaglianze economiche generate dal capitalismo e lo sfruttamento di masse sempre più ampie da esso operato siano il prezzo da pagare per assicurare la prosperità al più gran numero di persone possibile. Non ha nulla da obiettare sul fatto che agli esseri umani non sia riservato lo stesso privilegio accordato alle merci e ai capitali, quello di circolare liberamente nel mondo. Evidentemente sovvertire il sistema capitalistico non è più l’obbiettivo di una sinistra che ormai si limita solo a proporre un capitalismo dal volto umano che nella realtà non esiste né potrà mai esistere. Come può avere un volto umano un sistema che consente a soli 62 individui in tutto il pianeta  di possedere la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, ossia la metà più povera della popolazione mondiale? Come può avere un volto umano un sistema che negli ultimi 5 anni ha permesso a quei 62 paperoni di accrescere del 44% la loro già enorme ricchezza, mentre ha ridotto del 41% la ricchezza posseduta dalla metà più povera degli abitanti del pianeta? Eppure è questo il sistema contro il quale la sinistra ha smesso di lottare. E allora perché confidare ancora nella sinistra (moderata, radicale o antagonista che sia) per superare il capitalismo?

Massimo Virgilio




permalink | inviato da metapolitica il 19/1/2017 alle 12:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ECONOMIA
16 gennaio 2017
Le crescenti disuguaglianze economiche sono il simbolo del fallimento del sistema capitalistico.

Il capitalismo produce disuguaglianze economiche intollerabili. Oxfam ha calcolato che:

• Nel 2015 appena 62 persone possedevano la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, ossia la metà più povera della popolazione mondiale. Solo nel 2010 erano 388.

• La ricchezza delle 62 persone più ricche è aumentata del 44% dal 2010 ad oggi, con un incremento pari a oltre 500 miliardi di dollari ($542), arrivando a 1.760 miliardi di dollari.

• Nello stesso periodo la ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale si è ridotta di poco più di 1.000 miliardi di dollari, - una contrazione del 41%.

• Dall’inizio del secolo ad oggi la metà più povera della popolazione mondiale ha ricevuto soltanto l’1% dell’incremento totale della ricchezza globale, mentre il 50% di tale incremento è andato all’1% più ricco.

Queste cifre attestano il completo fallimento del sistema capitalistico. Un sistema fondato sulla promessa di portare benessere e felicità a tutti e che invece si è risolto in un incubo senza fine per miliardi di esseri umani.

Massimo Virgilio




permalink | inviato da metapolitica il 16/1/2017 alle 11:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
11 gennaio 2017
E' disponibile il n. 334 di Diorama Letterario.

E’ disponibile presso l'editore e in alcune librerie specializzate il n. 334 di Diorama Letterario (www.diorama.it), rivista diretta dal professore Marco Tarchi, docente di Scienza Politica e Comunicazione Politica all'Università di Firenze. Nel fascicolo è presente la mia recensione del libro di Paul Mason intitolato “Postcapitalismo”, edito da ilSaggiatore.                             

In calce i contenuti del n. 334 di Diorama:

IL PUNTO

Un mondo che cambia? (Marco Tarchi): pregi e limiti dei casi Brexit, Trump, Hofer, Le Pen & Co.

LABORATORIO

Le opinioni di Alain de Benoist:

9 novembre 1989-9 novembre 2016

L’elezione di Trump non è soltanto una questione di razza

All’Est qualcosa di nuovo

Fillon, il candidato dei valori di Borsa

OSSERVATORIO

La spallata globale (Marco Tarchi)

Il sale della terra (Claude Karnoouh)

Liberté, Egalité... Impérialisme (Eduardo Zarelli)

OPINIONI

Le tre egemonie e la drammatica impotenza degli europei (Gérard Dussouy)

L’INTERVISTA

Conversazioni di Marco Tarchi con la stampa:

Chi ha votato per Trump aveva motivi concreti per farlo

Sugli scenari del post referendum

Considerazioni per i lettori del più diffuso quotidiano greco

Renzi, Monti e le riforme. La vera posta in palio nel referendum

Populismo e complottismo

IDEE

Emmanuel Carrère, A Calais

Slavoj Zizek, La nuova lotta di classe (Giuseppe Giaccio)

Giulio Tremonti, Mundus furiosus (Giuseppe Ladetto)

Paul Mason, Postcapitalismo (Massimo Virgilio)

Paolo Borgognone, L’immagine sinistra della globalizzazione (Eduardo Zarelli)

Non è inevitabile adeguarsi all’oggi e sacrificare l’identità dei Popoli al rigore dei conti correnti.

SCIENZE SOCIALI

Emilio Gentile, Il capo e la folla (Alfonso Noel Angrisani)

Edith Hall, Gli antichi Greci (Alberto Giovanni Biuso)


Massimo Virgilio




permalink | inviato da metapolitica il 11/1/2017 alle 13:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
finanza
30 dicembre 2016
Banche: il decreto "salva risparmio" e la regola aurea del capitalismo.

Il 23 dicembre 2016 nella Gazzetta Ufficiale n. 299 è stato pubblicato il decreto legge n. 237 recante disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio. Il governo Gentiloni, che ha varato il provvedimento, lo ha voluto chiamare decreto salva risparmio. Con questa ingannevole formula verbale l’esecutivo vuole fare credere agli italiani che i 20 miliardi di euro che sfilerà dalle loro tasche per dare esecuzione a quanto previsto dal decreto non serviranno a salvare le banche in difficoltà ma i risparmi dei loro clienti. In realtà il decreto firmato dal Presidente del Consiglio Gentiloni e dal Ministro dell’economia e delle finanze Padoan si attiene alla regola aurea del capitalismo: i profitti devono essere sempre privati, le perdite devono essere sempre pubbliche. Che nel caso specifico significa: quando la buona gestione degli istituti di credito genera utili, anche miliardari, questi non devono andare a beneficio della collettività ma degli azionisti e dei manager; quando la cattiva gestione delle banche produce perdite, anche miliardarie, queste non devono gravare sugli azionisti e sui manager ma sugli incolpevoli cittadini. Altro che salva risparmio!

Massimo Virgilio




permalink | inviato da metapolitica il 30/12/2016 alle 10:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ECONOMIA
22 dicembre 2016
Capitalismo, anticapitalismo e decrescita. Quale ruolo per destra e sinistra?

Non si può criticare il capitalismo senza contestarne l’essenza, cioè la pretesa di incrementare all’infinito la produzione e i consumi in un pianeta, la Terra, le cui risorse sono invece limitate. Destra e sinistra in questo si assomigliano: per entrambe è importante accelerare senza fine il ciclo produzione/consumo tipico dell’economia capitalistica. Salvo poi differenziarsi sul tipo di destinazione da dare ai profitti che tale ciclo genera e sul come distribuirli. Ma in questo modo il capitalismo come sistema che impronta l’economia dell’intero pianeta e che tanti danni arreca al suo ecosistema  non viene affatto messo in discussione ma rafforzato. L’anticapitalismo per essere efficace deve necessariamente coniugarsi con la decrescita.

Massimo Virgilio




permalink | inviato da metapolitica il 22/12/2016 alle 8:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
2 dicembre 2016
Referendum, potere e informazione.

Con la Rai sotto il controllo del governo e della maggioranza parlamentare e con i vertici del più grande operatore televisivo privato nazionale che voteranno perché - come ha pubblicamente dichiarato Silvio Berlusconi - "hanno paura di una possibile ritorsione di chi ha il potere", come può essere garantita ai cittadini/elettori italiani un’informazione obiettiva e imparziale sul referendum costituzionale che si terrà il prossimo 4 dicembre?

Massimo Virgilio




permalink | inviato da metapolitica il 2/12/2016 alle 13:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
28 novembre 2016
Referendum costituzionale, fra democrazia e dittatura.

Stravolgere la Costituzione per piegarla alle necessità di un partito o addirittura di un singolo uomo politico non ha nulla a che fare con la democrazia e con le sue regole. La storia insegna che sono le dittature a utilizzare la Costituzione come uno strumento del loro potere da manipolare a piacimento per meglio colpire i propri oppositori. 

Massimo Virgilio




permalink | inviato da metapolitica il 28/11/2016 alle 12:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 165872 volte