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POLITICA
19 gennaio 2017
Che fine ha fatto la sinistra?

Che fine ha fatto la sinistra? Che fine hanno fatto il suo spirito critico nei confronti del sistema capitalistico, la sua voglia di rovesciare il tavolo, la sua determinazione nel credere che un altro mondo sia possibile? Da diversi anni, ormai, la sinistra ha fatto sua la teoria di una fine della storia che si risolve in un capitalismo senza fine, senza regole e senza confini. Ha accettato l’idea che in un mondo le cui risorse sono  limitate e in via di esaurimento, la crescita illimitata della produzione di beni e servizi sia indispensabile ad assicurare benessere e felicità all’umanità. Si è convinta che per garantire l’efficienza del mercato lo Stato debba essere leggero e astenersi dall’intervenire con norme che ne regolino il funzionamento. Crede che le crescenti disuguaglianze economiche generate dal capitalismo e lo sfruttamento di masse sempre più ampie da esso operato siano il prezzo da pagare per assicurare la prosperità al più gran numero di persone possibile. Non ha nulla da obiettare sul fatto che agli esseri umani non sia riservato lo stesso privilegio accordato alle merci e ai capitali, quello di circolare liberamente nel mondo. Evidentemente sovvertire il sistema capitalistico non è più l’obbiettivo di una sinistra che ormai si limita solo a proporre un capitalismo dal volto umano che nella realtà non esiste né potrà mai esistere. Come può avere un volto umano un sistema che consente a soli 62 individui in tutto il pianeta  di possedere la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, ossia la metà più povera della popolazione mondiale? Come può avere un volto umano un sistema che negli ultimi 5 anni ha permesso a quei 62 paperoni di accrescere del 44% la loro già enorme ricchezza, mentre ha ridotto del 41% la ricchezza posseduta dalla metà più povera degli abitanti del pianeta? Eppure è questo il sistema contro il quale la sinistra ha smesso di lottare. E allora perché confidare ancora nella sinistra (moderata, radicale o antagonista che sia) per superare il capitalismo?

Massimo Virgilio




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ECONOMIA
16 gennaio 2017
Le crescenti disuguaglianze economiche sono il simbolo del fallimento del sistema capitalistico.

Il capitalismo produce disuguaglianze economiche intollerabili. Oxfam ha calcolato che:

• Nel 2015 appena 62 persone possedevano la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, ossia la metà più povera della popolazione mondiale. Solo nel 2010 erano 388.

• La ricchezza delle 62 persone più ricche è aumentata del 44% dal 2010 ad oggi, con un incremento pari a oltre 500 miliardi di dollari ($542), arrivando a 1.760 miliardi di dollari.

• Nello stesso periodo la ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale si è ridotta di poco più di 1.000 miliardi di dollari, - una contrazione del 41%.

• Dall’inizio del secolo ad oggi la metà più povera della popolazione mondiale ha ricevuto soltanto l’1% dell’incremento totale della ricchezza globale, mentre il 50% di tale incremento è andato all’1% più ricco.

Queste cifre attestano il completo fallimento del sistema capitalistico. Un sistema fondato sulla promessa di portare benessere e felicità a tutti e che invece si è risolto in un incubo senza fine per miliardi di esseri umani.

Massimo Virgilio




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CULTURA
11 gennaio 2017
E' disponibile il n. 334 di Diorama Letterario.

E’ disponibile presso l'editore e in alcune librerie specializzate il n. 334 di Diorama Letterario (www.diorama.it), rivista diretta dal professore Marco Tarchi, docente di Scienza Politica e Comunicazione Politica all'Università di Firenze. Nel fascicolo è presente la mia recensione del libro di Paul Mason intitolato “Postcapitalismo”, edito da ilSaggiatore.                             

In calce i contenuti del n. 334 di Diorama:

IL PUNTO

Un mondo che cambia? (Marco Tarchi): pregi e limiti dei casi Brexit, Trump, Hofer, Le Pen & Co.

LABORATORIO

Le opinioni di Alain de Benoist:

9 novembre 1989-9 novembre 2016

L’elezione di Trump non è soltanto una questione di razza

All’Est qualcosa di nuovo

Fillon, il candidato dei valori di Borsa

OSSERVATORIO

La spallata globale (Marco Tarchi)

Il sale della terra (Claude Karnoouh)

Liberté, Egalité... Impérialisme (Eduardo Zarelli)

OPINIONI

Le tre egemonie e la drammatica impotenza degli europei (Gérard Dussouy)

L’INTERVISTA

Conversazioni di Marco Tarchi con la stampa:

Chi ha votato per Trump aveva motivi concreti per farlo

Sugli scenari del post referendum

Considerazioni per i lettori del più diffuso quotidiano greco

Renzi, Monti e le riforme. La vera posta in palio nel referendum

Populismo e complottismo

IDEE

Emmanuel Carrère, A Calais

Slavoj Zizek, La nuova lotta di classe (Giuseppe Giaccio)

Giulio Tremonti, Mundus furiosus (Giuseppe Ladetto)

Paul Mason, Postcapitalismo (Massimo Virgilio)

Paolo Borgognone, L’immagine sinistra della globalizzazione (Eduardo Zarelli)

Non è inevitabile adeguarsi all’oggi e sacrificare l’identità dei Popoli al rigore dei conti correnti.

SCIENZE SOCIALI

Emilio Gentile, Il capo e la folla (Alfonso Noel Angrisani)

Edith Hall, Gli antichi Greci (Alberto Giovanni Biuso)


Massimo Virgilio




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finanza
30 dicembre 2016
Banche: il decreto "salva risparmio" e la regola aurea del capitalismo.

Il 23 dicembre 2016 nella Gazzetta Ufficiale n. 299 è stato pubblicato il decreto legge n. 237 recante disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio. Il governo Gentiloni, che ha varato il provvedimento, lo ha voluto chiamare decreto salva risparmio. Con questa ingannevole formula verbale l’esecutivo vuole fare credere agli italiani che i 20 miliardi di euro che sfilerà dalle loro tasche per dare esecuzione a quanto previsto dal decreto non serviranno a salvare le banche in difficoltà ma i risparmi dei loro clienti. In realtà il decreto firmato dal Presidente del Consiglio Gentiloni e dal Ministro dell’economia e delle finanze Padoan si attiene alla regola aurea del capitalismo: i profitti devono essere sempre privati, le perdite devono essere sempre pubbliche. Che nel caso specifico significa: quando la buona gestione degli istituti di credito genera utili, anche miliardari, questi non devono andare a beneficio della collettività ma degli azionisti e dei manager; quando la cattiva gestione delle banche produce perdite, anche miliardarie, queste non devono gravare sugli azionisti e sui manager ma sugli incolpevoli cittadini. Altro che salva risparmio!

Massimo Virgilio




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ECONOMIA
22 dicembre 2016
Capitalismo, anticapitalismo e decrescita. Quale ruolo per destra e sinistra?

Non si può criticare il capitalismo senza contestarne l’essenza, cioè la pretesa di incrementare all’infinito la produzione e i consumi in un pianeta, la Terra, le cui risorse sono invece limitate. Destra e sinistra in questo si assomigliano: per entrambe è importante accelerare senza fine il ciclo produzione/consumo tipico dell’economia capitalistica. Salvo poi differenziarsi sul tipo di destinazione da dare ai profitti che tale ciclo genera e sul come distribuirli. Ma in questo modo il capitalismo come sistema che impronta l’economia dell’intero pianeta e che tanti danni arreca al suo ecosistema  non viene affatto messo in discussione ma rafforzato. L’anticapitalismo per essere efficace deve necessariamente coniugarsi con la decrescita.

Massimo Virgilio




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politica interna
2 dicembre 2016
Referendum, potere e informazione.

Con la Rai sotto il controllo del governo e della maggioranza parlamentare e con i vertici del più grande operatore televisivo privato nazionale che voteranno perché - come ha pubblicamente dichiarato Silvio Berlusconi - "hanno paura di una possibile ritorsione di chi ha il potere", come può essere garantita ai cittadini/elettori italiani un’informazione obiettiva e imparziale sul referendum costituzionale che si terrà il prossimo 4 dicembre?

Massimo Virgilio




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POLITICA
28 novembre 2016
Referendum costituzionale, fra democrazia e dittatura.

Stravolgere la Costituzione per piegarla alle necessità di un partito o addirittura di un singolo uomo politico non ha nulla a che fare con la democrazia e con le sue regole. La storia insegna che sono le dittature a utilizzare la Costituzione come uno strumento del loro potere da manipolare a piacimento per meglio colpire i propri oppositori. 

Massimo Virgilio




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politica interna
24 novembre 2016
Poteri forti e referendum costituzionale. Mala tempora currunt...

E’ indubbio che sulla questione del referendum costituzionale i poteri forti siano dalla parte di Matteo Renzi. Schierati a favore del Sì ci sono, fra gli altri, Banca d’Italia, Confindustria,  Financial Times, JPMorgan, Standard & Poor’s, Barack Obama e Commissione Europea. In America durante la campagna per le presidenziali Hillary Clinton ha potuto contare sull’appoggio dei poteri forti. Ma ha perso le elezioni. E Donald Trump ha conquistato la presidenza degli Stati Uniti. Mala tempora currunt per i politici che tentano di governare con il consenso dei potenti anziché con quello del popolo. Renzi è avvertito.

Massimo Virgilio




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SOCIETA'
21 novembre 2016
L'infanzia negata e le priorità del governo Renzi.

Save the Children ha pubblicato il nuovo Atlante dell’infanzia a rischio. I dati riportati nel rapporto sono sconvolgenti. In Italia 1 minore su 3 è a rischio povertà ed esclusione sociale. In 4 famiglie povere su 10 i bambini d’inverno soffrono il freddo perché non ci sono soldi sufficienti a riscaldare le case. 1 minore su 4 vive in abitazioni umide, 1 su 10 abita in appartamenti scarsamente illuminati. Il 14,7% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni abbandona precocemente gli studi e si ferma alla licenza media. 1 studente di 15 anni su 4 non raggiunge un’adeguata preparazione in matematica e 1 su 5 ha difficoltà nella lettura. 1 bambino su 20 non possiede giochi e 1 su 10 non può permettersi di fare sport o di seguire corsi extrascolastici. Garantire ai bambini un’infanzia dignitosa dovrebbe essere un obiettivo prioritario per chiunque governi il paese. Allora perché Renzi dedica ad altro le sue energie? 

Massimo Virgilio




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politica interna
16 novembre 2016
Renzi contro l'Unione Europea. Progetto politico o espediente elettorale?

Dallo studio del presidente del consiglio sono sparite le bandiere dell’Unione Europea. Alla vigilia del referendum costituzionale Renzi si scopre anti-UE. Critica l’Unione e le sue istituzioni per la burocrazia e per la pretesa d’imporre agli stati membri misure di austerità giudicate deleterie e controproducenti. Contrappone la politica di soccorso e di accoglienza dell’Italia verso i migranti alla chiusura nei loro confronti attuata da alcuni paesi della UE e all’indifferenza mostrata da questa ultima per un problema che dovrebbe essere affrontato collegialmente e che invece è considerato di esclusiva pertinenza dei paesi di frontiera come l’Italia e la Grecia. Attacca a testa bassa l’Unione per la sua indisponibilità a considerare fuori bilancio i fondi stanziati dal governo italiano per fronteggiare l’emergenza profughi e quella causata dal terremoto che nelle scorse settimane ha devastato il centro Italia. E’ perfino passato dalle parole ai fatti, stoppando a Bruxelles la revisione del bilancio pluriennale dell’Unione Europea perché non prevede adeguati stanziamenti per quelle che l’Italia giudica essere le sue priorità: immigrazione, sicurezza, disoccupazione giovanile, ricerca e formazione. Quelle di  Renzi sono considerazioni condivisibili. Ma il presidente del consiglio crede veramente in quello che dice? O la foga antieuropeista che sembra pervadere il premier è solo un espediente per portare dalla sua parte gli elettori ancora incerti se votare no al referendum che si terrà il prossimo 4 dicembre?

Massimo Virgilio




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