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metapolitica
Idee in libertà, idee di libertà

politica interna
12 agosto 2016
Che fine ha fatto la sinistra in Italia?

Attraverso la presentazione di uno specifico ordine del giorno il Movimento 5 Stelle ha chiesto all’Ufficio di Presidenza della Camera una significativa riduzione dell’indennità di carica dei deputati. Fra le voci dei tanti parlamentari contrari alla proposta pentastellata ne è emersa una, quella dell’onorevole  Arcangelo Sannicandro, attualmente nelle fila di Sinistra Ecologia Libertà e prima in quelle di Rifondazione Comunista. Il deputato ha pronunciato un infervorato discorso in difesa degli attuali livelli retributivi riconosciuti ai membri della Camera, sostenendo che lui e i suoi colleghi non possono essere trattati “come se” fossero “lavoratori subordinati dell'ultima categoria dei metalmeccanici o di altre categorie! (…) Qua si parla di stipendi, retribuzioni, ferie. Si dimentica completamente che noi non siamo lavoratori subordinati. Siamo rappresentanti del popolo! E’ chiaro? Siamo politici!”. Ci piacerebbe che l’onorevole Sannicandro spiegasse ai suoi elettori e a tutto il popolo italiano, del quale orgogliosamente si dichiara rappresentante, quali siano i contenuti di sinistra presenti nel suo discorso. Sempre che ce ne siano.

Massimo Virgilio





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SOCIETA'
9 agosto 2016
I frutti avvelenati del capitalismo.

Il centro studi Wealth-X, con sede a New York, negli Stati Uniti, nel 2015 ha censito in tutto il mondo 2.473 miliardari (in dollari USA). Complessivamente questo ristrettissimo gruppo di paperoni possiede un patrimonio il cui valore si aggira intorno ai 7,7 trilioni di dollari, pari a 7.700 miliardi di dollari. A livello geografico i 2.473 super ricchi individuati da Wealth-X sono così suddivisi: 782 in Nord America, in America Latina e nei Caraibi (con una ricchezza pari a 3.049 miliardi di dollari), 806 in Europa  (con una ricchezza pari a 2.330 miliardi di dollari), 207 in Medio Oriente e in Africa (con una ricchezza pari a 548 miliardi di dollari), 678 in Asia (con una ricchezza pari a 1.756 miliardi di dollari). Per questi privilegiati la crisi iniziata nel 2008 non è stata una sciagura bensì un’occasione per accrescere il proprio patrimonio. “Wealth helps accumulate more wealth”, la ricchezza aiuta ad accumulare altra ricchezza, ha dichiarato al Wall Street Journal  David Barks, direttore associato della ricerca effettuata da Wealth-X. Osservazione corretta. Ma come ci si può rallegrare dell'aumento della ricchezza di poco meno di 2.500 individui se il suo contraltare è la miseria crescente di milioni di persone? Il progressivo allargamento delle disuguaglianze sociali è uno dei frutti avvelenati del capitalismo. Ad attestarlo non c’è solo l’indagine di Wealth-X sui miliardari presenti nel mondo, ma anche un rapporto sull’Italia pubblicato nei giorni scorsi dal centro studi e ricerche di Mediobanca. In esso si evidenzia quanto sia diventato ampio il divario fra gli stipendi dei lavoratori dipendenti di aziende pubbliche e private e quelli dei loro amministratori delegati: i dipendenti devono lavorare in media 31 anni per arrivare a guadagnare quanto il loro a.d. guadagna in un solo anno; se poi quest’ultimo ricopre anche altri incarichi di rilievo allora gli anni diventano 43. Le sperequazioni prodotte dal capitalismo sono così intollerabili da rendere inaccettabile il sistema che le genera.

Massimo Virgilio

politica estera
3 agosto 2016
A chi giovano i bombardamenti americani sulle postazioni dell'Isis in Libia?
Come risposta all'offensiva militare avviata in Iraq e in Siria dalla coalizione anti Isis voluta e guidata dagli Stati Uniti, lo Stato Islamico ha lanciato una sanguinosa campagna terroristica nel cuore dell'Europa, una campagna che ha già mietuto numerose vittime innocenti. Dopo avere a lungo meditato sulla migliore risposta da dare a questa violenta iniziativa del califfato nel Vecchio Continente, Obama e l'amministrazione USA hanno deciso di bombardare le postazioni dello Stato Islamico in Libia. La montagna ha partorito un topolino. In Iraq e in Siria l'impegno militare della coalizione anti Daesh, impegno che si protrae ormai da tempo, ha causato ingenti danni materiali alle milizie del califfo          al-Baghdadi e le ha costrette ad abbandonare parte dei territori da loro precedentemente occupati, ma non è riuscito a stroncare la loro capacità bellica e a disgregare le strutture amministrative con le quali governano le zone ancora sotto il loro controllo. E ancor meno è riuscito a dissuadere i terroristi fedeli ad al-Baghdadi presenti in Europa dal mettere in atto atroci ritorsioni ai danni di centinaia di incolpevoli cittadini europei. Cosa fa pensare a Obama e ai suoi alleati, europei in testa, che i trenta giorni di bombardamenti sulle basi dell'Isis in territorio libico previsti dal Pentagono questa volta possano ottenere un risultato definitivo e risolutivo nella guerra contro il califfato? E cosa fa pensare a Obama e ai suoi alleati che questa volta non accadrà quello che è già accaduto dopo l'intervento militare della coalizione anti Isis in Iraq e in Siria? Cosa li porta a credere che al relativo indebolimento delle posizioni dello Stato Islamico in Libia questa volta non seguirà il rafforzamento della determinazione con la quale i kamikaze jihadisti sparsi nel mondo vorranno sacrificare le loro vite in nome del califfato, portando morte e distruzione ovunque si trovino i suoi nemici, in Europa come in USA, in Israele come in Russia?

Massimo Virgilio 
 




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politica interna
1 agosto 2016
L'immondizia di Roma. Nella capitale è la spazzatura a dettare l'agenda politica.
A Roma, la capitale d’Italia, il dibattito politico è condizionato dall’immondizia. Non passa giorno senza che in Campidoglio le opposizioni di sinistra e di destra muovano qualche critica sull’argomento al Movimento 5 Stelle che governa la città. A sentire loro sembra quasi che a Roma non ci siano altri problemi da risolvere urgentemente se non quello della spazzatura. In realtà non è così, e chi vive e lavora nella capitale lo sa bene. Allora perché dedicare tanta attenzione a questo tema? Perché l'immondizia che tracima dai cassonetti e insozza i marciapiedi e le strade della città, suscitando - giustamente - il disgusto di tutti, offre agli oppositori della Raggi l’occasione di screditare la nuova giunta pentastellata non solo agli occhi dei cittadini romani ma anche a quelli dell’intera opinione pubblica nazionale. Per le forze politiche all’opposizione in Campidoglio i rifiuti sparsi per le vie della capitale sono la prova dell'inettitudine della sindaca Raggi e della sua giunta. E se il Movimento 5 Stelle non è capace di amministrare Roma come può aspirare a governare l’Italia? Ma questa è disinformazione, perché in realtà una giunta comunale insediatasi solo da poche settimane come quella della Raggi non può essere ritenuta responsabile di un problema annoso come quello dello sfascio del servizio di raccolta, trasporto, trattamento, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti della capitale. I responsabili vanno cercati altrove, nelle giunte di destra e di sinistra che prima dell’arrivo della Raggi si sono succedute per anni alla guida di Roma. 

Massimo Virgilio




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SOCIETA'
27 luglio 2016
24/7. Il capitalismo all'assalto del sonno.
“24/7. Il capitalismo all’assalto del sonno”
Jonathan Crary
Einaudi, Torino

Questa recensione è stata pubblicata su Diorama letterario n. 330, Marzo-Aprile 2016.

Crary identifica nei sistemi di mercato operativi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e nelle strutture progettate e realizzate per supportare forme di produzione e di consumo ininterrotte gli elementi che caratterizzano il capitalismo contemporaneo. Quest’ultimo, avendo ormai raggiunto uno sviluppo globale, non ammette alcun limite, nemmeno temporale, al suo dispiegarsi. E così, per evitare che il ciclo produzione/consumo al quale è assoggettata la maggioranza degli esseri umani subisca inutili interruzioni, ha piegato il tempo fino a farlo corrispondere esattamente alle sue necessità. L'universo 24/7, però, se da un lato soddisfa pienamente le aspettative di un sistema capitalistico sempre in movimento, dall'altro mal si concilia con i ritmi naturali e con le scansioni periodiche dell'esistenza umana. Un fatto, questo, del quale il capitale è stato cosciente sin da quando ha deciso di operare come se il tempo non esistesse e che lo ha costretto ad impegnarsi a fondo nella costruzione di un soggetto umano in grado di adeguarsi completamente ad “un sistema in cui le operazioni produttive non si fermano mai”, ad “un lavoro che, per diventare più redditizio, funziona appunto 24/7". L’autore riconosce a Marx il merito di avere colto prima e meglio di altri la stretta relazione esistente fra l'instaurazione del capitalismo nella sua forma assoluta e la riorganizzazione del tempo, in particolare del tempo del lavoro. Per citare Andrew Ure, lo studioso scozzese che nella prima metà dell’Ottocento teorizzò la razionalizzazione industriale, si è trattato di imporre la "disciplina (...) necessaria per far rinunziare gli uomini alle loro abitudini irregolari nel lavoro, e per farli identificare con la regolarità invariabile di un grande automa". Marx aveva compreso che una volta create le condizioni fisiche di una produzione e di un consumo ininterrotti, diventava inevitabile che i linguaggi, le immagini e le forme dello scambio sociale fossero sottoposte a un mutamento che ne garantisse la compatibilità con quelle condizioni. Si è trattato di inquadrare la vita umana in un tempo senza interruzioni, contraddistinto da una operatività incessante. Il modo in cui si costruisce l'identità personale e sociale degli esseri umani è stato riorganizzato allo scopo di arrivare al completo adattamento alle ininterrotte attività dei mercati e delle reti informatiche. L'intero pianeta è stato "riprogettato come luogo di lavoro perennemente in attività o come centro commerciale che non chiude mai, capace di garantire un'infinità varietà di offerte, di funzioni, di scelte e di alternative". Il capitale ha indotto le persone a credersi libere per il solo fatto di avere la libertà di scegliere cosa comprare (non c'è limite alla varietà dei prodotti e dei servizi che si possono acquistare) e quando farlo (24 ore su 24, 7 giorni su 7). Che però è la sola libertà che il capitalismo ha lasciato loro, perché in realtà esse sono costantemente sottoposte a sistemi di controllo studiati e messi in atto per garantirne l'adesione totale ad un tipo di vita, quella 24/7 appunto, completamente estranea ai ritmi dell'uomo e della natura. "L'organizzazione della società dei consumi", scrive Crary, non può essere "disgiunta da forme di assoggettamento e di controllo sociale (...) atte a formare e perpetuare individui docili e consenzienti". L'illusione della scelta e dell'autonomia è considerata dall'autore come uno dei fondamenti di questo opprimente e pervasivo sistema globale di autoregolazione. Al pari del progresso tecnologico, nel quale alcuni studiosi, anche di area critica, vedono il mezzo attraverso il quale in futuro l'uomo potrà liberarsi da tutti i mali che oggi lo affliggono, ma che invece per Crary rappresenta solo un altro strumento utile ad incrementare l'adattamento di ciascun individuo al tempo continuo e ininterrotto del ciclo capitalistico e alle sue routine, uno sviluppo ulteriore del meccanismo che trasforma le persone in mere applicazioni dei nuovi sistemi di controllo, di produzione e di consumo. Inoltre la scelta del capitalismo di rappresentare la sua attuale fase di sviluppo come una nuova era tecnologica mira a conferire ulteriore stabilità al sistema attribuendogli un carattere di "storica inevitabilità. (...) L'idea che il cambiamento tecnologico sia quasi autonomo, come se fosse guidato da un qualche processo di autorganizzazione, fa sì che molti aspetti" della distorta realtà sociale forgiata dal capitale "siano accettati come circostanze necessarie e immutabili, sul modello dei fatti naturali". Insomma, un atteggiamento passivo da parte delle vittime del capitale e il loro vivere in condizioni di crescente isolamento non sono sottoprodotti occasionali del sistema economico e finanziario capitalistico, ma alcune delle sue principali finalità. Il capitalismo 24/7 ha volutamente imposto alla maggior parte degli esseri umani il ruolo esclusivo di produttori e di consumatori di merci e di servizi e ha fatto in modo che a caratterizzare la loro vita non siano più i luoghi e gli eventi collegati ai rapporti familiari, a quelli lavorativi e alle relazioni sociali, ma le merci materiali e immateriali e i media elettronici che filtrano, registrano e costruiscono tutta la loro esperienza. Non è un caso che oggi lo sviluppo delle tecnologie digitali consenta di gestire le amicizie attraverso le stesse operazioni e gli stessi gesti meccanici con cui si gestisce un conto corrente on line. Le relazioni sociali sono state trasferite su piattaforme elettroniche che ne annientano le qualità nello stesso momento in cui le rendono quantificabili e monetizzabili. Questo ha reso pericolosamente omogenee aree dell'esperienza umana che prima dell'avvento del capitalismo 24/7 erano completamente separate fra loro e ha fatto in modo che qualunque momento residuo della vita quotidiana non sia rivolto alla produzione e al consumo perda valore e desiderabilità. Ma non basta. Il sistema 24/7 non ha solo sovvertito la comunità umana sostituendo i valori della solidarietà, della collaborazione e della condivisione con quelli individuali della competitività, della crescita e del vantaggio personale, ma con il suo spingere alla spesa compulsiva e allo spreco incessante e con il suo ignorare i cicli naturali e la stagionalità, ha anche gravemente danneggiato l'ambiente nel quale viviamo. Perfino il sonno è considerato dal capitale un elemento negativo, perché comporta inaccettabili perdite nei tempi di produzione e di consumo. Per lo stesso motivo Crary lo giudica invece "uno dei grandi atti di oltraggiosa resistenza degli esseri umani alla voracità del capitalismo contemporaneo". Le necessità primarie della vita umana come la fame, la sete, il sesso, sono state mercificate. Il sonno no. Esso grazie alla sua natura resta libero dal giogo del profitto. Dal sonno il capitale non può estrarre nulla di valore. Per questo gli ha dichiarato guerra, erodendo poco a poco il tempo ad esso dedicato. Se nei primi anni del Novecento erano 10 le ore che ogni notte si riservavano al sonno, qualche decennio dopo esse erano solo 8, fino ad arrivare alle attuali 6 ore. L'obiettivo del sistema capitalistico è chiaro: se non si può eliminare il sonno come bisogno naturale del corpo umano, bisogna quanto meno ridurlo. Di qui il moltiplicarsi degli stimoli, anche chimici, che ci spingono a rimanere svegli, attenti e vigili anche nel corso della notte, così da farci produrre, consumare e quindi generare profitto per i pochi privilegiati che ne beneficiano anche nelle ore  tradizionalmente dedicate al riposo. Crary non ha dubbi al riguardo, "l'assenza di sonno è lo stato che permette al processo della produzione, del consumo e della creazione di rifiuti di non avere mai fine, accelerando lo svuotamento dell'esistenza umana e l'esaurimento delle risorse naturali". Ma in un mondo dominato 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dalla fredda razionalità del capitale cosa può fare ciascuno di noi per mantenere la propria umanità e per rinsaldare i propri legami sociali? Per Crary dobbiamo recuperare e rivalutare l'immaginazione. In un epoca nella quale è severamente vietato formulare desideri diversi da quelli collegati all'acquisto e all'accumulazione di beni e di potere, immaginare o sognare un altro tempo, un tempo nel quale la felicità non si identifichi con il possesso e con il successo personale, ma con forme di condivisione e di comunanza e con azioni collettive, costituisce un atto profondamente sovversivo. Immaginare o sognare un altro tempo ci consentirà di elaborare le idee e i progetti necessari a "rovesciare dalle fondamenta le onnipervasive condizioni di isolamento sociale, di ingiustizia economica e di egoismo compulsivo" imposte dal capitalismo. Se il sonno è rimasto l'unico elemento in grado di fermare il furto di tempo che il sistema capitalistico compie ai nostri danni, allora è possibile che le aspettative di un futuro senza capitalismo comincino proprio nei sogni. È nei sogni che è possibile cogliere "i contorni di quel che rinnovamenti e inizi più radicali potrebbero offrirci". 

Massimo Virgilio


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politica estera
21 luglio 2016
Erdogan, la serpe in seno.

Gli Stati Uniti d'America e l'Europa hanno allevato una serpe nel loro seno, Erdogan. Washington e Bruxelles hanno voluto credere che il califfo della Turchia fosse un solido baluardo contro il terrorismo jihadista e un valido difensore dei valori occidentali contro l'oscurantismo dell'Islam integralista. E così per anni lo hanno sostenuto politicamente, finanziato e armato, facendo della Turchia una colonna portante della NATO e un elemento imprescindibile per controllare i flussi di migranti provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente e diretti verso i confini europei. Eppure i segnali per capire che Erdogan non è mai stato la persona che l'Occidente ha sperato che fosse non sono mancati. Dalla repressione contro gli oppositori politici e la stampa, le radio e le televisioni ad essi vicine, alla guerra contro la minoranza curda che vive dentro e fuori le frontiere turche, dal varo di riforme autoritarie all'islamizzazione dello Stato, dalle presunte connivenze con lo Stato Islamico al ricatto all'Europa sulla scottante questione dei migranti, fino al nazionalismo esasperato che ha portato la Turchia ad un passo dall'entrare in guerra contro la Russia di Putin e dall'invadere la Siria dell'odiato Bashar al-Assad. Il fallito colpo di stato militare ai suoi danni ha consentito ad Erdogan di mostrare al mondo il suo vero volto senza doversi preoccupare delle reazioni negative della comunità internazionale alle violente epurazioni messe in atto dai suoi fedelissimi. In questi giorni USA ed Europa hanno protestato per le violazioni dei diritti umani, delle libertà civili e delle regole democratiche che decine di migliaia di cittadini turchi sono costretti a subire per il solo fatto di non condividere il dispotismo e l'autoritarismo di Erdogan. Ma lo hanno fatto in maniera tanto blanda quanto inefficace, perché sanno bene che il califfo turco è una loro creatura, una creatura utile a garantire i delicati equilibri geopolitici creati a fatica da Washington e da Bruxelles per difendere i loro interessi nella zona, una creatura che se venisse respinta dai suoi creatori potrebbe decidere di gettarsi fra le braccia accoglienti di Mosca.

Massimo Virgilio 

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permalink | inviato da metapolitica il 21/7/2016 alle 16:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
19 luglio 2016
Turchia, il califfato di Erdogan.
In Turchia le forze armate, la polizia, la magistratura, la pubblica amministrazione, la scuola, l'università, le radio, la televisione, la stampa, sono squassate dalle violente epurazioni ordinate dal califfo Erdogan dopo il fallito golpe militare ai suoi danni. In queste ore migliaia di cittadini turchi sono sottoposti a trattamenti disumani, ad arresti arbitrari e a processi sommari. La Turchia di Erdogan è diventata un enorme campo di concentramento. Da tempo Erdogan accarezzava il sogno di assumere su di sé tutti i poteri e di annientare qualsiasi forma di opposizione al suo governo autoritario. Il golpe stranamente maldestro tentato qualche giorno fa dalle forze armate turche, fallito solo poche ore dopo essere iniziato, gli ha fornito l'opportunità di trasformare quel sogno in realtà. Una realtà da incubo sulla quale l'Europa e gli Stati Uniti d'America dovranno intervenire, se vorranno dimostrare al mondo che per loro quei principi di libertà e di democrazia di cui si dichiarano alfieri sono qualcosa di più di semplici idee astratte. 

Massimo Virgilio




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politica interna
11 luglio 2016
Renzi e la trappola del referendum costituzionale.

Agganciando il suo futuro politico al risultato del referendum costituzionale che si svolgerà nel prossimo autunno Renzi ha voluto trasformare quella consultazione in un plebiscito pro o contro la sua persona. Una scelta infausta, a giudicare dagli ultimi sondaggi effettuati da Demos. E’ vero che i sì alla riforma costituzionale voluta da Renzi sono ancora in vantaggio sui no, ma questi ultimi stanno  recuperando terreno così velocemente da far pensare che presto i  contrari alla riforma potrebbero essere più numerosi dei favorevoli. Insomma, il referendum con il quale Renzi avrebbe voluto rottamare le vecchie istituzioni rischia di risolversi con la rottamazione del rottamatore.

Massimo Virgilio





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SOCIETA'
8 luglio 2016
Razzismo assassino.

L’Occidente bianco ha costruito le sue fortune sulla pelle (rossa, nera, gialla) di milioni di esseri umani sfruttati fino alla morte perché ritenuti inferiori. Oggi, nonostante gli uomini bianchi abbiano smesso da tempo di schiavizzare e sterminare le popolazioni con la pelle di un altro colore, il razzismo continua a mietere vittime. L’idea, tanto falsa quanto pericolosa, della superiorità dei bianchi è ancora così diffusa e radicata che in paesi considerati civili come l’Italia e gli Stati Uniti d’America si può essere assassinati per il solo fatto di avere la pelle di un colore diverso dal bianco.

Massimo Virgilio





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POLITICA
5 luglio 2016
Capitalismo, violenza e propaganda.

Se il sistema capitalistico non può ricorrere alla violenza per costringere le masse sfruttate a sopportare il dominio che i ricchi e i potenti esercitano su di loro, allora ricorre alla propaganda per convincerle che quel dominio sia un fatto naturale e quindi non emendabile anziché il prodotto di precise scelte umane, che in quanto tali sono invece sempre modificabili.

Massimo Virgilio




permalink | inviato da metapolitica il 5/7/2016 alle 14:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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